Il distretto diventa cyber

Pianifica/ Il mio amico fornitore razionalizza le forniture. Super risparmio.

La simulazione può applicarsi a ogni distretto e a ogni prodotto, dai coltelli di Maniago in Friuli agli aranceti della Sicilia. Applicandolo in modo da creare fiducia al di fuori delle funzioni commerciali alla gestione del magazzino, e trasformandolo in un servizio Internet, l'idea promette di “recuperare margini di efficienza nell'economia italiana di poche decine di migliaia di miliardi”.

Il preventivo mozzafiato è di Marine Vincenzo, 43 anni, napoletano trapiantato in Germania, inventore del primo sistema di gestione telematica in outsourcing di tutte le forniture commerciali. Il tuo Unitec (www.unitec.it). Nato 12 anni fa come agente di approvvigionamento nel settore della robotica per automobili, oggi lavora con una ventina di dipendenti tra il centro di Augusta vicino a Monaco di Baviera e gli “internet center” di Sabaudia, dove opera anche come provider Internet. Ha clienti e contatti come Piaggio, Iveco, Michelin, Man e Whirlpool. E dai dieci miliardi di entrate del 1999, vede il 2000 come l'anno del boom. L'embrione del futuro distretto virtuale si è sviluppato nei primi anni degli anni '90. “Abbiamo notato – spiega Marine – che le procedure commerciali contenevano enormi sprechi nascosti, dovuti alla gestione delle forniture e alla relativa attività dell'ufficio, come non mai avviene.”

Nasce così la specializzazione principale del piccolo gruppo italo-tedesco. Unitec opera facendo assumere all'azienda partner la gestione dell'80% dei propri fornitori: quelli non strategici, oltretutto numerosi e quindi costosi da gestire, non rappresentano più circa il 20% delle forniture. Il responsabile esterno si occupa di tutti i rapporti, rilasciando un'unica fattura al partner e riducendo così i costi.

Da qui al distretto virtuale, grazie a Internet, il passo è breve. Il principio è quello di inserire le aziende concorrenti in un accesso (virtuale). Dieci aziende dello stesso settore hanno magazzini simili; ciascuno conterrà, diciamo, dieci lampade di reciprocità. Ma nessuno accenderà mai più di una lampadina alla volta. Ecco la soluzione: ogni azienda tiene in fornitura solo due lampade e ogni volta che le utilizza un fornitore le sostituisce, se necessario acquistandole da una delle altre nove.

Il sistema funziona a due condizioni: che le aziende del distretto cedano la completa “sovranità” del magazzino al fornitore, e che ciascuna sia incoraggiata a mantenere almeno una fornitura minima. Ciò avviene istituendo il pagamento di un prezzo, da parte dell'azienda che ha ottenuto la reciprocità a quella che glielo ha concesso (il fornitore pensa naturalmente a noi). In modo che il magazzino di ciascuno non solo sia ridotto all'essenziale, ma non sia inattivo e funzioni anche come magazzino per i concorrenti. L’intero quartiere, a sua volta, si comporta come un’unica fabbrica, senza saperlo. Inutile dire che, con i flussi di magazzino informatizzati e gestiti con un click, il fornitore del distretto friulano di La Chair potrebbe risiedere anche in Tanzania.

Funzionerà? Sembra certamente fatto su misura al di là dei duecento distretti e del brulicare di piccole imprese italiane. Alla fine tutto si riduce al mix italo-germanico di Marine Vincenzo: “Nell'era di Internet – dice – siamo costretti a rendere più efficace la fantasia italica”.

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